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Ctesifonte
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mwfaCtesifonte è stata una delle principali città dell'antica mwfqMesopotamia, capitale dell'mwfgImpero partico prima e mwfwsasanide poi. Si suppone che nel mwgaVI secolo sia stata la città più popolata al mondo.cite-ref-1[1]
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Epoca persiana
Ctesifonte (in mwiqlingua persiana mwigتیسفون, mwiwTīsifūn), in origine campo militare partico, venne fondata sulla riva sinistra del fiume mwjaTigri intorno alla seconda metà del mwjqII secolo a.C., esattamente di fronte alla già esistente mwjgSeleucia, dall'imperatore mwjwMitridate I di Partia della dinastia degli mwkaArsacidi e scelta dai sovrani partici come residenza invernale, mentre la residenza estiva era la città di mwkqEcbatana, nella regione persiana della Media, la cui data di fondazione è anteriore a quella di Ctesifonte. La sua collocazione corrisponde a quella dell'attuale località di Madāʾin, ad una trentina di chilometri dalla capitale dell'mwkgIraq, Baghdad. Aveva un mwkwimpianto urbanistico rotondo ed era chiamata "la città bianca"cite-ref-2[2]. Fu, inoltre, la sede del patriarca (mwmakatholikòs) della mwmqchiesa nestoriana, ormai diffusa in Persia in opposizione alla chiesa di Bisanzio e quindi a capo di tutti i cristiani dell'Impero sasanide.
Campagne militari romane
A partire dalla sua fondazione, la città fu spesso mira delle conquiste dei mwnaRomani che, tuttavia, riuscirono a tenerla per un tempo piuttosto breve, senza continuità temporale tra una presa e l'altra, a volte limitandosi al saccheggio.
Nel mwng116 fu conquistata da mwnwTraiano (mwoacampagne partiche di Traiano), dopodiché fu ripresa da mwoqLucio Vero nel mwog165 (mwowcampagne partiche di Lucio Vero). Nel mwpa198 fu nuovamente conquistata e distrutta da mwpqSettimio Severo, le cui vicende sono illustrate nell'mwpgomonimo arco, assumendo così il titolo di "mwpwParthicus Maximus" (mwqacampagne partiche di Settimio Severo).
Divenuta la capitale del nuovo Impero sasanide, mwqgGordiano III tentò di catturarla, ma senza riuscirci. Il re dei re di mwqwPalmira, mwraSettimio Odenato, lanciò una mwrqcampagna militare per difendere i confini orientali dell'mwrgImpero romano, riuscendo ad assediare Ctesifonte per ben due volte, ottenendo il titolo di "corrector totius Orientis" e ponendo fine alle mire espansionistiche di mwrwSapore I. L'imperatore mwsaMarco Aurelio Caro la conquistò nel mwsq283, ma perì subito dopo (mwsgcampagne sasanidi di Caro e Numeriano); fu mwswGalerio a riconquistarla con una nuova mwtaspedizione nel mwtq298. Infine, nel mwtg363, mwtwGiuliano tentò invano la sua conquista, sconfiggendo l'esercito sasanide proprio davanti alla capitale (mwuabattaglia di Ctesifonte) che però non cadde, nella spedizione militare in cui egli stesso perse la vita (mwuqcampagne sasanidi di Giuliano).
Per la sua posizione su una delle direttrici dell'antica mwuwVia della seta, Ctesifonte fu teatro di battaglie anche in seguito alla mwvacaduta dell'Impero romano d'Occidente, venendo contesa tra l'mwvqImpero bizantino e i Sasanidi. L'Imperatore romano d'oriente mwvgEraclio, durante la guerra mwvwromano-sasanide, risparmiò la città da un assedio, sapendo che la conquista sarebbe stata inutile, poiché il vero fulcro del potere persiano era l'altopiano iranico.
Epoca araba
Nel mwwg637 la città venne conquistata, su ordine del califfo mwwwʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, dall'esercito arabo-musulmano di mwxaSaʿd ibn Abī Waqqāṣ, in particolare da mwxqZuhra ibn al-Hawiyya al-Tamimi e da mwxgAl-Muthanna ibn Ḥāritha, capo della tribù mwxwBanū Bakr ibn Wāʾil, finendo per essere inglobata nel nascente mwyaCaliffato dei Rashidun. Quando il califfo mwyqabbaside mwygal-Manṣūr decise di fondare mwywBaghdad nel mwza762 si avviò definitivamente il declino di Ctesifonte che si ridusse, nei secoli, alle dimensioni di un villaggio.
Nell'attuale sito archeologico, numerosi sono i resti visibili e risalenti alle diverse epoche. Ricordiamo, tra questi, quelli del grande palazzo imperiale di mwzgCosroe I (mwzwmwaaTāq-i Kisrā).
Note
cite-note-11. ↑ mwbwmwcamwcqLe più grandi città nella storia (en), su mwcggeography.about.com. mwcwURL consultato il 23 novembre 2009 mwda(archiviato dall'mwdqurl originale il 18 agosto 2016).
cite-note-22. ↑ «al-madīnat al-bayḍāʾ», in mweqlingua persiana «shahr safīd».
Bibliografia
• Lemma «Ctesiphon» (Jens Kröger), su mwfqEncyclopedia Iranica, vol. VI, Costa Mesa, Mazda, 1993 mwfgonline
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikiquote
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Collegamenti esterni
• citerefei-ctesifonte-res-b9c4af36-8bad-11dc-8e9d-0016357eee51Ernst Kühnel, CTESIFONTE, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.